"Mercanti, santi e mascalzoni", scene di vita quotidiana ricreate nei vicoli del centro
Una giornata medievale che si è svolta integralmente in una via del centro storico mai utilizzata per le rievocazioni storiche ma che, a detta degli "anziani" del paese, ha ospitato la prima osteria del terziere rossoblu. Stiamo parlando di Via San Giuseppe, caratteristico scorcio del centro storico, che unisce Via Cairoli con Via Ferrucci, dove il Terziere Fraporta ha ricostruito meticolosamente scene quotidiane di vita medievale, facendo calare gli spettatori nella Narni del 1375. La Giornata Medioevale è stata pensata come un percorso dove, tra le strette mura, si sono ricostruite alcune botteghe (macellaio, stoffaro, pittore, taverna, contadina) cercando di rispettare il più fedelmente possibile gli Statuti Cittadini e l'iconografia di affreschi e dipinti del 1300 e 1400. Stesso discorso si è cercato di effettuare nella ricostruzione di scene "possibili di vita": accattoni, ladri, adulteri, igiene, banni. Un percorso breve ma intenso che, con un susseguirsi di piccole scene e la guida di un "Virgilio" particolare, ha riportato i visitatori in un piccolo spaccato della seconda metà del 1300 narnese dove mercanti, santi e malfattori hanno fatto compagnia per una piacevole passeggiata in una delle più belle e caratteristiche stradine di Narni. La manifestazione è stata ambientata solo di pomeriggio, dalle 15 alle 19, orario in cui la manifestazione ha avuto durata di circa venticinque minuti ed è stata ripetuta più volte a gruppi di venticinque persone. Coloro che hanno aspettato il loro turno sono stati allietati in piazza Cavour da danze medievali e da una merenda a base di pizza e vino. Ed è proprio dalla piazza del centro storico che il pubblico è stato accompagnato fino a Via San Giuseppe, dove il protagonista della giornata medievale, ha condotto gli spettatori in un'affascinante pagina di Medio Evo: botteghe ricostruite accompagnate dai colori di frati, contadini e donne che svolgono le loro quotidiane faccende, hanno fatto da animata scenografia all'atto centrale della manifestazione, che è avvenuta in una taverna fedelmente ricreata. Le meschine attività dell'uomo, come il furto, hanno aiutato a svelare uno dei più grandi sentimenti umani come il perdono, grazie all'intercessione di uomini pii che muovono la giustizia. E' stato infatti nell'ambiente malsano della taverna, tra una donna che ha scoperto il marito con una meretrice ed il passaggio di un banditore, che un uomo ha compiuto un furto ed è fuggito, ma è stato rincorso e preso dal derubato che ha chiesto giustizia. A questo punto è sopraggiunto il Beato Valentino che ha chiesto misericordia per l'uomo, trasportando il pubblico in un misterioso finale a sorpresa.

La storia
Anno dalla nascita di Nostro Signore Gesù Cristo 1375. Gregorio XI è lontano nella francese Avignone; il potere temporale della Chiesa mostra segni di debolezza e la città di Narni coglie l'occasione per difendere il proprio spazio di autonomia rispetto al governo centrale e aderisce a una lega antipapale. L'anno è segnato dalla perdita di un castello importante come quello di Collescipoli, rimasto fedele al papato e, pertanto, sottratto al controllo narnese dal pontefice stesso e soggetto direttamente alla Sede apostolica. La vita tra le mura scorre regolata dalle leggi degli Statuti comunali da poco rinnovati (1371) e governata dal podestà Bernabò di Pellaccio di Marinata. A scuotere la città interviene la vicenda del Beato Valentino. Nobile del contado, Valentino, spinto da fervore religioso, decide di lasciare le terre e gli averi per seguire l'esempio del Poverello d'Assisi insieme ai suoi figli; mirabile esempio per i narnesi che lo incontrano per le strette vie della città in cerca di elemosina. Le vie, appunto, sempre più strette e piene di vita, dove troppo spesso la moltitudine che sovraffolla la città si incontra e scontra dando sfogo all'animosità che da sempre ha caratterizzato i narnesi. Troviamo le vie operose e ricche di vita, dove mercanti, santi e malfattori si incontrano e scontrano, dove l'affamato, l'ubriacone e il pezzente vivono a stretto contatto con i lavoratori, i preti e i signori.
Via San Giuseppe
La Via San Giuseppe è il luogo individuato per ambientare la Giornata Medioevale del Terziere Fraporta. La strada, con i suoi scorci suggestivi caratterizzati da edifici databili al periodo storico al quale deve riferirsi la manifestazione (1350-1390), è sembrata offrire la cornice giusta per ricostruire ambienti e situazioni attinenti alle fonti storiche disponibili. A quanto pare, infatti, l'aspetto duecentesco della via ha subito i mutamenti più rilevanti solo nel corso del Trecento, nel clima delle trasformazioni urbanistiche che hanno seguito l'ampliamento della cattedrale. Lo spunto per ambientare la manifestazione in questo particolare angolo del terziere è scaturito dall'esistenza di un portalino cinquecentesco, che indica la sede dell'università dei falegnami. Partendo dall'ipotesi che l'elemento architettonico in questione stia a testimoniare non tanto la persistenza nello stesso luogo di una improbabile sede trecentesca dell'arte, quanto la concentrazione nel tempo, proprio in questa via, di magistri lignaminis, si sono voluti riproporre innanzitutto gli strumenti di questo mestiere e, intorno ad essi, la ricostruzione di botteghe e di scene di vita quotidiana.
Dal gruppo dei magistri lignaminis che abitavano la Narni del Trecento veniva scelto dal vicario quel mastro che, per statuto, doveva occuparsi della manutenzione dei palazzi del Comune e del Popolo, delle rispettive campane e tetti "ita quod campanae, palatia et tecta nullum patiantur defectum vel laesione" (Liber primus, Cap. XCI).


