Descrizione
I costumi del Corteo del Terziere Fraporta tendono a ricostruire l'abbigliamento usato a Narni nella seconda metà del XIV secolo, periodo in cui furono rivisti gli Statuti Comunali (1371) in occasione della nuova situazione politica; è in questo periodo, infatti, che la Chiesa, dopo la cattività avignonese, tenta di ristabilire il proprio potere a Roma.
Narni perde la sua autonomia di libero comune ed entra a far parte del patrimonio di S. Pietro, legando le sue sorti al potentato papale.
Ogni costume ha una propria scheda descrittiva che ne documenta la fonte iconografica, il taglio, la stoffa e il gruppo di sarte e ricamatrici che lo hanno realizzato, tutte artigiane narnesi volontarie.
Poco sappiamo sulle stoffe usate a Narni nella seconda metà del 1300; unica indicazione è quella per la tessitura dei panni di canapa, che veniva eseguita da una copiosa manodopera femminile ad uso della città e del contado.
A Narni non abbiamo traccia di leggi suntuarie ad eccezione del capitolo degli Statuti relativo ai mobilia dotalia, la cui esistenza fa presupporre che il problema del lusso fosse sentito e che ci doveva essere una legislazione in proposito.
Come spesso accadeva, queste leggi non venivano rispettate soprattutto dalle mogli e dalle figlie dei militi e dei nobili del Comune e nelle leggi suntuarie italiane si osserva un progressivo allontanarsi da quell'impeto di democrazia del secolo precedente. Dai divieti vengono sempre più spesso escluse alcune categorie di privilegiati "testimonianza evidente non soltanto del desiderio voluttuario nell'animo dei potenti, ma della loro convinzione che il ricco abbigliamento fosse un mezzo di predominio sociale".
I personaggi dell'evento corteo vengono scelti in base al loro ruolo, attenendosi soprattutto all'iconografia dell'area di riferimento considerata; secondo le indicazioni dell'Ente Corsa all'Anello, l'area geografica comprende tutto il territorio appartenuto allo Stato della Chiesa ed i territori che nel 1454 erano definiti Repubblica di Siena e Repubblica di Firenze.
La caratterizzazione dei figuranti è nel corredo di complementi (calzature, anelli, collane, ecc.), ma soprattutto è nella cura delle acconciature sia maschili che femminili. Ambedue i sessi portano di frequente i capelli lunghi; gli uomini più sono in alto nelle cassi sociali e più sono sbarbati.
Per le acconciature maschili le fonti iconografiche sono state le seguenti:
- l'affresco di controfacciata della Chiesa di S. Giovenale di Narni, raffigurante la Consegna degli Statuti della città;
- le numerose immagini di S. Ansano che si trovano nelle chiese narnesi di S. Agostino, S. Francesco, S. Maria Maggiore e S. Giovenale;
- l'affresco di controfacciata della Chiesa di S. Maria Maggiore (forse primordiale Cattedrale di Narni), raffigurante S. Giorgio contro il drago (1399);
- l'affresco attribuito al Maestro di S. Fortunato di Todi, L'adorazione dei Magi, Terni, Chiesa di S. Pietro;
- Lippo Memmi, Madonna della Misericordia, Orvieto, Duomo.
Per le pettinature femminili è stata rispettata la consuetudine dell'epoca, dove la giovinetta nubile può far vedere i capelli, sciolti, più o meno lunghi oppure raccolti a trecce, mentre la donna sposata nasconde i propri capelli sotto il velo o sotto il soggòlo con mentoniera (gebende).

Acconciatura di donna nubile
Fonte iconografica: Giovanni da Milano, Natività della Vergine, Firenze, Chiesa di Santa Croce, Cappella Rinuccini

Pettinatura di giovinetta
Fonte iconografica: Pietro Lorenzetti, Natività della Vergine, Siena, Museo dell'Opera del Duomo

Donna sposata
Fonte iconografica per l'acconciatura: Lippo Memmi, Madonna della Misericordia, Orvieto, Duomo
Per quanto riguarda la milizia cittadina, essa aveva il compito di difendere e vigilare sui castelli e sulle rocche ed era affidata a tutti i cittadini maschi che avevano tra i quattordici e i settant'anni; gli obblighi militari non valevano per i medici e i maestri.
Gli incarichi di responsabilità erano elettivi ed affidati a castellani, sergenti e torrigiani; i delegati alla custodia dovevano essere forniti di una cervelliera, una gorgiera, una lancia, una balestra, un coltello e un corsetto. Esisteva anche il divieto di usare impropriamente alcune armi, come la balestra e l'arco, per tutto il contado.
Gli armati del Terziere Fraporta, non avendo un adeguato ausilio iconografico locale, sono stati realizzati basandosi sul dipinto senese di Lippo di Vanni che raffigura La battaglia di Val di Chiana; viene, invece, rispettato rigorosamente tutto il corredo militare che lo Statuto narnese prevedeva e che è stato sopra descritto.

Armigero con balestra

Armigero con picca


