...GABRIELE D'ANNUNZIO SOGGIORNO' DAVVERO A NARNI?

Sul travertino annerito di una fontanella della stazione ferroviaria di Narni-Amelia, c'è scritta una poesia che ricorda i più illustri personaggi narnesi: l'imperatore Nerva, il patrono S. Giovenale, il papa Giovanni XIII, il condottiero Gattamelata e il senatore Pietro Cesi, ma soprattutto descrive una Narni arroccata, dove primeggia il Palazzo comunale e dove ancora "dura" un orgoglio cittadino. La poesia fu scritta da Gabriele d'Annunzio e pubblicata nel 1904 nel secondo libro delle Laudi, dove il suo interesse nei confronti dei personaggi mitologici o i ricordi letterari ed eruditi lo rendono sensibile alla solarità mediterranea e dove si profila, però, un'idea di città desolata, luogo di malinconia moderna. D'Annunzio, nato nel 1863 e morto nel 1938, è sicuramente una delle "espressioni più cospicue del Decadentismo" e può essere considerato colui che ha contribuito a fare uscire da un certo provincialismo e conservatorismo la cultura letteraria italiana; inoltre, anche se non lo si può considerare un precursore della nuova età, merito che sarà di Pascoli, fu grazie a lui che si ebbero dei punti di convergenza con la cultura europea.

Ma, tornando alla poesia su Narni, si può ipotizzare che il "Vate", per scrivere il testo lirico, chiese informazioni sulla storia locale della cittadina umbra; sicuro è che egli continuò ad avere dei contatti con un personaggio narnese d'adozione: don Gelindo Ceroni. Il poeta inviò, al letterato narnese, anche una copia del suo Libro segreto, che fu stampato nel 1935, tre anni prima della sua morte e che iniziò a scrivere nel 1921. Se D'Annunzio abbia mai visitato Narni non è facile saperlo. Il suo interesse per la nostra città fa pensare, tuttavia, che egli abbia visto con i propri occhi quelle opere e quei paesaggi che così bene descrive nella sua poesia:

 

Narni
Narni, qual dorme in Santo Giovenale
su l'arca il senatore Pietro Cesi,
tal dormi tu su' massi tuoi scoscesi
intorno al tuo Palagio Comunale.

Sogni il buon Nerva in ostro imperiale?
o Giovanni tra gli odii in Roma accesi?
Io di secoli, d'acque e d'elci intesi
murmure che dal Nar fino a te sale.

E vidi su la tua Piazza Priora,
ove muto anco dura il cittadino orgoglio,
alzarsi una grand'ombra armata:

grande a cavallo il tuo Gattamelata,
sempiterno in quel bronzo fiorentino
che gli invidian lo Sforza ed il Caldora.

Gabriele D'Annunzio


Dal secondo libro delle "Laudi"
e "Città del Silenzio"

Dannunzio a Narni