La Piazza dei Priori (Platea
Mayor)
E'
una delle più belle piazze italiane ed è
circondata da edifici antichi come il Palazzo Comunale e
la Loggia dei Priori
con l'arengo del banditore. In Piazza dei Priori, la Platea Major, dove
all'epoca romana c'era il foro, ci troviamo nella parte più
alta della città romana ed alto medievale. Su di un lato
troviamo il Palazzo dei
Priori con la torre campanaria, di fronte il Palazzo del Podestà o
del Vicario, che ora è sede del Comune. La
torre civica, nonostante restauri e rifacimenti, non ha perduto il suo
slancio ed imponenza originale.
Accanto alla torre, troviamo il Palazzo dei Priori,
edificio ricco di elementi stupendi, che ne fanno un monumento tra i
più belli dell'architettura civica: il bel portale, la loggetta del banditore
e la magnifica loggia attribuita al Gattapone, opera di ardita
architettura con il bel pilastro robusto centrale, dagli angoli esterni
smussati e le due poderose arcate che formano il prospetto, mentre al
centro un altro pilastro ottagonale sostiene gli archi della volta
divisa da quattro crociere a vela. Le pareti presentano tracce di
iscrizioni, affreschi, finestroni e stemmi. Sopra il pilastro centrale
della facciata si nota lo stemma degli Orsini. Ad una certa altezza,
alcuni anelli di ferro sono la traccia della gogna. La parte superiore
del Palazzo è costruzione rinascimentale. Attraverso i
secoli ha subito molte trasformazioni fino a diventare, nel 1618, sede
della Casa dei Padri Scolopi, che vi fondarono lo studentato e la
scuola cittadina fino alla metà dell'800.
Il palazzo del Podestà o del Vicario si presenta nella sua mole imponente e severa. Può essere considerato il simbolo della fierezza di Narni, dell'epoca comunale. E' l'attuale Palazzo Comunale che nei documenti del Medioevo era chiamato "Palazzo del popolo" e fu edificato verso la fine del sec. XIII per dare una sede al primo magistrato del Comune. Nel 1273, furono acquistate le tre torri nella Piazza Maggiore per formare un unico edificio. Le torri, le quali nelle fondamenta mostrano blocchi di mura romane, furono riunite dimezzate e coperte da tetto; per dare alla facciata un aspetto uniforme, a metà altezza, sotto le finestre del primo piano, furono poste due facce di pietra bianca, che vanno da un angolo all'altro dell'edificio, dove qualche secolo più tardi furono collocati, come ornamento, due leoni accovacciati, tolti con ogni probabilità dalle vicine chiese distrutte. In seguito, vi furono apportati notevoli altri mutamenti. Le finestre, che in origine erano bifore, nella prima metà del 1400 furono sostituite da sei finestre crociate della rinascenza. La facciata del Palazzo Comunale fu, in un primo tempo, adornata degli stemmi dei Podestà, ai quali, dopo il secolo XVI, furono aggiunti quelli dei governatori e di vari cardinali benemeriti. Oggi rimangono solo alcune iscrizioni di questi ultimi. Sotto Leone X, i Priori o Domini Sex Electi andarono ad abitare nel Palazzo del Popolo, che prima era dimora del Podest. In questa occasione, al primo piano, fu costruita una grande sala per la riunione del Consiglio generale o Cernita nella quale, nel 1526, furono dipinte l'arma di Clemente VII e del Cardinale di Strigonia, ungherese che, nel 1522, passando per Narni, era stato accolto e trattato a spese pubbliche. Sulle pareti di quest'aula, nel 1600, furono poi dipinte le effigi dei cittadini più illustri di Narni, accompagnate da eleganti epitaffi latini, che però nel 1856, furono barbaramente rovinate e coperte con carta di Francia.
Il Palazzo Comunale
aveva in origine quattro entrate, alte ad arco acuto; di queste, nel
1700, tre furono murate e fu lasciata aperta quella di mezzo, che
costituì l'ingresso principale, il quale dava in un vasto
atrio, chiuso da un portone mastodontico, nel quale sono conservate una
tomba romana, il pozzo quattrocentesco e una serie di misure. Delle
porte murate, merita singolare attenzione l'ultima a destra, in
bugnato, la quale nella parte superiore, è ornata di
bassorilievi e di una ringhiera di sette colonne. I bassorilievi di
squisita fattura rappresentano un leone affrontato dal drago, un
episodio della caccia al falcone raffigurata da due persone a cavallo,
un duello fra due cavalieri armati mentre a sinistra e più
in alto si vede Giuditta con la testa di Oloferne in mano e, ai piedi
del letto, la sua ancella. La piccola porta sottostante dà
l'accesso a una cappelletta dove in una nicchia si ammira un affresco
del 1500 raffigurante il Salvatore
benedicente che è attribuito a Rinaldo da Calvi.
Oggi, nell'interno del Palazzo Comunale, vi è poco di antico. Le varie amministrazioni succedutesi dopo il 1870 lo hanno arricchito di notevoli opere romane e medioevali o frammenti di essi, provenienti da conventi e chiese soppresse, o da monumenti abbandonati o distrutti; così, nell'atrio del Palazzo, vi è una raccolta di frammenti antichi romani e medioevali di grande valore archeologico. Nell'antica sala del Consiglio o Cernita, era conservata la Pala del Ghirlandaio (ora al Museo di Palazzo Eroli) che raffigura l'Incoronazione della Vergine e l'affresco, riportato su tela, con S. Francesco che riceve le stimmate sulla Verna, attribuito allo Spagna, ambedue provenienti dalla Chiesa di San Girolamo fuori città. In una sala adiacente, si potevano ammirare l'Annunciazione di Benozzo Gozzoli (ora al Museo di Palazzo Eroli), mentre sono ancora presenti lo stendardo a due facce su tavola raffigurante la Dormitio Virginis e la Maestà, opera del Maestro di Narni del 1409; la Mummia Egizia di Ramose, profeta del dio falco Horus (probabile datazione IV sec. a.C.): la maschera è dorata e dipinta; nell'interno del coperchio, troviamo la figura della dea Nut, divinità cosmica: il cielo dalla lunga chioma nera e con il corpo azzurro disseminato di stelle. Il sarcofago proviene dalla necropoli di Elfi, città dell'alto Egitto. Infine, troviamo anche alcuni abiti appartenuti ai priori della città (sec. XVIII). Dietro, tre grandi stanze costituivano la biblioteca con documenti storici, pergamene del XII e XIII secolo e molte bolle e brevi pontifici.