Ocriculum
L'area
dell'antico Ocriculum è stata insistentemente scandagliata,
specialmente nel '600 e '700, quasi sempre con procedimenti primitivi.
Gli scavi principali e un po' più scientifici furono diretti da
Gian Francesco Grimaldi che, peraltro, era pittore e non archeologo, su
commissione di Innocenzo X. Molto più ricca l'esplorazione
promossa dal 1775 al 1784 da papa Pio VI e condotta dall'architetto
camerale Giuseppe Pannini, con rilevanti risultati. Le testimonianze
emerse sono documenti di una fiorente vita della città: primi
tra tutto il mosaico delle Terme e un folto gruppo di sculture,
confluite nel Pio-Clementino dei Musei Vaticani, che, da sole,
rappresentano la metà dei reperti archeologici della conca
ternana. Ad essi vanno aggiunte numerose iscrizioni, mosaici e
sculture, tra le quali è la famosa e colossale testa di Giove,
che si ritiene copia di un originale di età ellenistica
(Briaxis). Il nucleo di prevalente concentrazione dei resti monumentali
della città è quello maggiormente noto, situato in
prossimità del corso del rio S. Vittore, tra il Porto dell'olio
e la Via Flaminia.
La valle del rio S. Vittore, affluente del Tevere, in cui è insediata la città romana, è stata colmata per realizzare un pianoro artificiale su cui posano gli edifici più rappresentativi. Il torrente, che sfocia nei pressi della chiesa tiberina già Abbazia di San Vittore, è stato imbrigliato e incanalato per un lungo tratto in un condotto sotterraneo e le pendici collinari circostanti sono regolarizzate da costruzioni e riporti che dovevano conferire all'ambiente grandiosi effetti scenografici. Di questa magnifica città romana, che si doveva estendere liberamente lungo le pendici dei colli al di fuori del castrum militare, attualmente rimangono le vestigia di un teatro, di un anfiteatro, di un edificio termale, di vari nuclei di grandi monumenti funerari e cisterne. Ma tutta la zona, fino a Narni, fu costellata di ville romane, molte delle quali, poi, divennero gli attuali paesi limitrofi. Da un passo di Cicerone veniamo a conoscenza dell'esistenza nel territorio di Otricoli di una villa di T. Annio Milone, mentre Plinio il Giovane ci parla delle proprietà possedute nella zona da sua suocera Pompeo Celerina (fistole con il nome di Gallieno in loc. Vallefredda attestano proprietà imperiali nel III sec. d.C.). Dalle scoperte archeologiche si deve desumere che, ovunque, vi fosse benessere e splendore.