La Cascata delle Marmore
Al
confine orientale di Terni, la SS 79, in direzione di Rieti, porta alla
Cascata delle Marmore, un'affascinante opera di ingegneria idraulica
realizzata dai Romani. Il tragitto, che si snoda tra strette gole di
montagna e ciminiere che sembrano fare a gara con i tralicci elettrici
per chi arriva più in alto, attraversa un paesaggio di centrali
idroelettriche, ma vale davvero la pena di percorrerlo per arrivare
alla meta. In una conca nella parte bassa della Valnerina si estende il
piccolo centro di Marmore, che oggi vive grazie alla produzione di
corrente. Qui si possono imboccare sia la strada inferiore, sia quella
superiore. L'ideale sarebbe però di percorrerle entrambe per
poter ammirare la cascata, che in totale compie un salto di ben 165 m,
da ogni punto di vista. Lungo la strada inferiore si coglie tutto lo
splendore della cascata, mentre la strada superiore permette di
osservare lo spettacolo più da vicino, immersi nel rumoroso
fragore delle acque. Qui c'è persino una piccola loggia che
funge da belvedere e, a seconda della direzione in cui soffia il vento,
può anche succedere che si venga bagnati da leggeri spruzzi
d'acqua. Di recente, qui è stato costruito un centro visitatori
con un enorme parcheggio e un mercatino per i turisti dove vengono
proposti itinerari guidati. Fra i due belvedere esiste un servizio
navetta e molteplici sentieri escursionistici.
Il nuovo Parco Regionale del Nera, immerso in un boscoso ambiente montano con molti paesaggi incantevoli, è attraversato da diversi sentieri escursionistici che portano, ad esempio, alle grotte formate dalle acque del Velino prima della costruzione del canale. Queste cavità naturali ricche di stalattiti e stalagmiti sono caratterizzate da numerose formazioni bizzarre e colorate. Tra le grotte più belle vanno sicuramente citate la Condota, la Trilussa e la Grotta delle Colonne, con alti pilastri in pietra calcarea. Questa zona è anche l'ideale per gli amanti del campeggio. In alto, accanto al punto in cui inizia la cascata superiore, è stata infatti allestita una bellissima struttura immersa nel vecchio querceto con panorama sulla pittoresca Valnerina e sull'antistante monte Penna Rosa, anch'esso ricoperto da fitti boschi.
Un forte segnale risuona più volte, annunciando l'emozionante cascata d'acqua che con grande fragore centuplica la portata del piccolo rigagnolo. Lo spettacolo ha inizio a orari prestabiliti e viene "allestito" appositamente per i turisti, perchè la massa idrica viene fatta precipitare a valle per la produzione dell'energia necessaria a rifornire gran parte dell'Italia centrale. Nel 271 a.C., dopo aver fatto cacciare gli Umbri e i Sabini dal territorio circostante, il console romano Manlio Curio Dentato ordinò e fece eseguire la bonifica dell'attuale Agro Reatino, un terreno paludoso sull'altipiano al di là dell'attuale confine con il Lazio, intorno a Rieti. In questa zona, l'acqua del fiume Velino tendeva, infatti, a ristagnare e a riversarsi poi lungo molteplici percorsi nel bacino ternano, rendendo tutta l'area circostante inabitabile a causa della malaria. Il console, ben consigliato, fece costruire un canale di circa 2 km di lunghezza per convogliare artificialmente il Velino nel Nera. Quest'opera di ingegneria deve aver molto impressionato le popolazioni appena conquistate. Tra le loro fila iniziarono infatti a circolare racconti leggendari che conferivano alla nuova cascata un significato mitologico. Ad esempio la storia della ninfa Nera, innamorata di un pastore di nome Velino e per questo punita da Giove che la trasformò nel fiume Nera. Nella sua disperazione, il pastore si precipitò dietro alla sua amata e ancora oggi continuerebbe a farlo nei tre salti della cascata.
Non c'è quindi da meravigliarsi se, da quasi 23 secoli, questa cascata continua a sorprendere, incantare e ispirare numerosi poeti e pittori. In questo senso, il più citato in assoluto è sicuramente Lord Byron, che nel IV canto del suo lungo poema "Pellegrinaggio del giovane Aroldo" prese spunto da questa cascata per inserire nella sua opera il concetto di "orrida bellezza", ovvero uno degli stereotipi del paesaggio romantico. Come oggi, già nel XVIII e XIX secolo, molti venivano ad ammirare i favolosi giochi di colori creati sulle spumeggianti acque della cascata, quei piccoli e fugaci arcobaleni resi ancor più belli dal contrasto naturale con gli intensi colori delle latifoglie circostanti. La cascata è aperta anche diverse volte al giorno, con orari diversi, a seconda della stagione.
Per ulteriori informazioni, visitare i siti:
www.cascatedellemarmore.it
www.marmorefalls.it