E'
forse il maggiore tra i castelli del territorio Narnese per consistenza
urbanistica e per la complessità delle sue vicende storiche.
Sorge sul crinale di un colle di arena gialla (color oro) e creta
chiara: di qui il suo nome. Il nome di Montoro compare per la prima
volta nell'anno 857 quando viene elencato tra i possedimenti
dell'Abbazia di Farfa. L'ordinamento feudale vero e proprio può
datarsi intorno ai sec. X-XI. Lo schema del potere è quello
ricorrente: emerge la famiglia più potente che stringe legami
col potere centrale. E' protagonista di vicende alterne, ma ruota quasi
costantemente nell'orbita papale. Nel sec. XV, vengono redatti gli
Statuti di Montoro che sintetizzano ed esprimono l'avanzata
organizzazione del feudo, il suo autogoverno, l'autonomia rispetto a
Narni. E' proprio per difendere questa autonomia che la famiglia
Montoro adottò una politica di favore con la corte papale. Una
bolla di Clemente VII (1528) ordina a Montoro la restituzione di alcuni
beni alla Chiesa tra cui gli Statuti del Castello: è un segno
della decadenza. Nell'800, Montoro diviene frazione del Comune di
Narni: il marchese Giovanni Patrizi (membro di un ramo della famiglia
Montoro) rinuncia al feudo nel 1816. Per strane e poco conosciute
vicende, molti beni rimasero di proprietà privata. Di fatto, la
marchesa Porzia si impadronì di tutte le piccole
proprietà di Montoro. Suo nipote arricchì il paese di una
strada nel bosco intorno al paese e di un acquedotto ma il territorio,
lo sviluppo, l'edificazione, l'attività agricola furono in
seguito sempre alle dipendenze della volontà privata. La torre
di avvistamento, a pianta quadrata, è collocata all'interno di
un più vasto complesso residenziale nel quale è difficile
oggi leggere un preesistente impianto castellare. Sulla copertura,
coronata da una merlatura guelfa, è stata successivamente
costruita una piccola torre campanaria sui cui archi sono stati poi
aggiunti quattro orologi; è di dimensioni notevoli: almeno di
altezza doppia rispetto al complesso edilizio circostante usato ancora
come residenza signorile. La struttura architettonica piramidale
dell'intero complesso, su tre piani (la torre, la residenza, il paese)
offre una visione fortemente caratterizzata da un punto di vista
paesaggistico - ambientale.
L'insediamento
romano è documentato dai resti di abitazioni e impianti. In
epoca medievale, diviene un Castello della diocesi di Narni ma
dell'impianto medievale del castello e delle sue appendici rimangono
pochi elementi. La torre di avvistamento è collocata in cima a
un colle, di fronte all'abitato. Originariamente a base poligonale,
rimangono oggi visibili pochi ruderi. Intorno all'abitato si scorge
ancora la cinta muraria della quale restano pochi tratti insieme ad una
torre a pianta circolare in buono stato di conservazione.
Intorno
all’XI sec. San Vito costituisce una «corte»,
cioè un raggruppamento di fondi rurali chiusi in un recinto. La
torre di avvistamento, in discreto stato di conservazione, è
l'elemento architettonico che caratterizza e identifica San Vito. A
pianta quadrata, domina l'abitato di cui occupa la parte centrale e
più elevata. Ha gli spigoli rinforzati con conci di pietra da
taglio ben squadrati ed in ottime condizioni di conservazione.
Il
Castello di Guadamello, che ha una sua accentuata somiglianza col
castello di S. Vito, dista da questo circa 1 Km e si incontra sulla
strada che dalla Flaminia porta a S. Vito. Anch'esso ha la sua torre,
il corpo centrale del castello e qualche elemento ancora visibile del
sec. XVI e XVII. Intorno all'abitazione centrale sono raggruppate poche
casupole, appoggiate l'una all'altra quasi per sfidare ancora l'usura
del tempo, e molti ruderi. Ciò che più importante e
meglio conservato esiste è la chiesa parrocchiale ad una
semplice navata; da notare, all'ingresso, due capitelli e altri
frammenti romani e, nell'interno della chiesa, la vaschetta dell'acqua
benedetta, che poggia su una colonna romana, costituita da un capitello
svuotato. Altro elemento inte¬ressante è un'urna cineraria
romana accanto al fonte battesimale desti¬nata a raccogliere
l'acqua durante l'amministrazione del battesimo. Il Fonte Battesimale
è interessante opera di artigianato locale, della metà
del 600 come fa fede lo stemma del Vescovo Raimondo Castelli scolpito
sulla vasca. Altri interessanti elementi che si conservano nella stessa
chiesa sono gli affreschi de il sec. XVI e XVII questi ultimi sulla
parete sopra il fonte battesimale, forse del pittore narnese C.
Benincasa, per la somiglianza con affreschi che si trovano nella chiesa
parrocchiale di Gualdo, firmati dall'autore. Dal piccolo spiazzo
antistante la chiesa parrocchiale si può ammirare il panorama
sottostante, con i resti del castello di Bufone, che spes¬so figura
nei documenti esistenti nell'archivio comunale di Narni e in quello del
Capitolo. In basso, sulla riva del Nera, c'era il porto detto di S.
Lucida, citato da molti storici, esistente fin dall' epoca romana sulla
riva sinistra tra S. Liberato e Montoro: il porto, specialmente
nell'epoca romana, serviva moltissimo sia per viaggi in incognito sia
per evitare imboscate, oppure per supplire la via Flaminia alle volte
impegnata per lo spostamento delle truppe; era considerato il Porto di
Narni. Lo stesso si può meglio osservare se si scende dalla
chiesa verso la porta del Castello, dalla quale si usciva per
raggiungere il fiume. Ancora è in piedi l'arco della porta il
muraglione con le finestrelle della difesa. Presenti anche altri
elementi che servono a far risalire le origini del castello all'epoca
romana, forse sede di una delle ville, che abbandonavano in tutte le
zone, che poi sono state trasformate in monasteri o in castelli.
Immerso
in un ambiente naturale e paesaggistico notevole, questo piccolo borgo
fu un tempo carico di prestigio. «Castrum Ithiulorum»,
castello degli Itieli, come testimoniano i documenti del XIII e XIV
sec., trae probabilmente il nome dalla famiglia che ne ebbe il dominio
nell'alto medioevo. La sua posizione l'ha sempre collocato sulla linea
di difesa di Narni e Terni e per questo più volte ne ha
condiviso le sorti durante assalti o invasioni. Nel XII sec. anche
Itieli, come molti altri castelli, fece atto di sottomissione a Narni
ma in seguito la sua collocazione non fu costante: ora col Comune, ora
col Papa. Di fatto però, come si legge dagli Statuti, gravita
sempre sotto il dominio di Narni. Anche se in gran parte degradato allo
stato di rudere o manomesso da trasformazioni successive, si può
ancora leggere l'originario impianto di difesa: cinta muraria, torri,
fortificazioni, che si possono datare ai sec. XIII e XIV. La torre
principale sorgeva al vertice dell'abitato. Intorno correvano le mura,
intervallate da torri quadrate o semicircolari. Rimangono alcuni tratti
di cinta muraria con merlature e piccole torri in parte diroccate. La
porta d'ingresso si trova a valle, difesa da una torre circolare.
Sotto
Itieli, questo piccolo centro, fu abitato già al tempo dei
romani. In epoca medievale era dominio della famiglia Castelli di Terni
che, nel 1038, lo donò per metà all'Abbazia di Farfa.
Anche Sant'Urbano, pur attraverso vicende a volte alterne, è
sempre stato sotto la giurisdizione di Narni. Attualmente non è
possibile scorgere tracce di mura, torri o impianto castellano.
La
sua posizione, tra Narni e Amelia, fu ragione di assalti e saccheggi.
Dominio per lungo tempo della omonima famiglia, nel medioevo è
comunque soggetto a Narni. Notevole era di certo il suo impianto di
difesa. Della primitiva cinta muraria rimane oggi la porta d'ingresso a
doppio arco ricavata in una torre a base quadrangolare. Poco fuori il
centro storico, si trova una modesta torre di avvistamento.
Il
piccolo centro è posto al limite del comune di Narni verso il
Lazio. Se ne parla a proposito di un episodio della guerra tra Martino
V (1417-1431) e suo nipote Antonio Colonna che aveva il suo dominio ad
Orte. Emerge, ben visibile, la torre di avvistamento a base quadrata,
completamente inserita all'interno dell'abitato.
Il
borgo è al termine della valle del Nera. Non è più
visibile alcuna traccia del castello o della cinta muraria. Nel 1229
Taizzano offre un cero per la festa di San Giovenale: è il segno
della soggezione alla città, della quale si trovano tracce
ancora intorno al 1600.
Appena
sotto le balze rocciose che fanno da sperone al castello di Taizzano,
sta sulla riva sinistra del Nera il piccolo centro di Stifone. In
antichità, fu il porto della città e sito di numerosi
mulini ad acqua. Gli edifici del centro, che stupiscono per
l'insospettabile poesia che vi si respira, sono databili dal Trecento
al Cinquecento. Stifone si potrebbe chiamare “Paese delle
Sorgenti”; qui, infatti, se ne contano molte, alcune delle quali
sono torrenti sotterranei che sfociano sotto il livello attuale del
fiume. Proprio dentro l'abitato, scendendo verso i vecchi lavatoi, vi
sono due sorgenti: una che esce dalla roccia e l'altra vorticosa che
passa vicino alle vasche. Queste acque, oltre che per gli usi civili,
sono state usate, in passato, per azionare grossi mulini ed antiche
ferriere che lavoravano il minerale cavato sul Monte Santa Croce.
Piccolo
centro in una zona già abitata al tempo dei Romani. Attualmente,
di fattezze piuttosto moderne, non appare segno di castello o di cinta
muraria.
Insediamento
di origine romana. Il nome deriva probabilmente da «vallum»
(riparo, difesa) da cui se ne potrebbe dedurre la funzione nel periodo
di assedio di Narni da parte dei Romani. Non rimane oggi traccia del
castello, né delle mura.
Il
castello fu sempre sottoposto a Narni e la sua costruzione può
essere datata intorno al sec. XIII. Davvero pochi i frammenti
dell'antico impianto: elementi della cinta muraria, ruderi delle torri
minori e l'entrata che porta alla Chiesa parrocchiale.Nella periferia della città di Narni, possiamo trovare graziose cittadine moderne che meritano di essere visitate:
Narni Scalo
La
storia di questo importante centro, che conta oggi un numero elevato di
abitanti, ha origini piuttosto recenti. Fino alla seconda guerra
mondiale, infatti, nell’area dove oggi sorge la cittadina, vi
erano soltanto gli stabilimenti industriali. Fu subito dopo il 1945 che
vennero costruite le prime case occupate in larga parte dagli operai
delle fabbriche. Negli anni sessanta, Narni Scalo cominciò a
popolarsi in modo consistente e, nel giro di poco tempo, si capì
che sarebbe diventato il quartiere periferico della città,
quello a ridosso della stazione ferroviaria e degli stabilimenti. Il
legame tra la città "Alta" e lo Scalo, nel corso degli anni
è stato distinto, in maniera sempre crescente, da un notevole
incremento della popolazione residente nella parte pianeggiante e da
una crescente integrazione delle due entità, sia dal punto di
vista economico che da quello politico. Questa integrazione è
stata anche favorita dal fatto che la struttura scolastica, in
particolare quella relativa all’istruzione media superiore,
è stata negli anni 80 in gran parte dislocata a valle,
facilitando così il contatto e la coesione dei giovani di
entrambe le realtà demografiche. Come pure a Narni Scalo hanno
trovato posto, per una politica di decentramento decisa un po’
ovunque dagli enti centrali, altri uffici pubblici. Oggi Narni Scalo,
grazie anche ad opere urbanistiche di recente attuazione e ad un deciso
incremento delle strutture edilizie che hanno consentito a strade e vie
di ingrandirsi a vista d’occhio, si presenta con una veste
rinnovata che in un prossimo futuro è destinata ancora a
cambiare.
Nera Montoro
Il
Villaggio di Nera Montoro rappresenta un mondo a sé stante
immerso nel verde, quasi a proporsi come punto di passaggio tra
modernità e tradizione. Vi si accede mediante un'apposita strada
che si inserisce sulla Narni-Orte, all'altezza dell'ingresso dello
stabilimento. La necessità della creazione di un nucleo di
abitazioni operaie nacque sul finire degli anni venti, quando il
programma d'incremento dell'attività produttiva dello
stabilimento elettrochimico, pone alla Terni, Società per
l'Industria e l'Elettricità, il problema della
disponibilità fissa, in loco, della manodopera. Il carattere
agreste del complesso risponde ad una filosofia aziendale che vuole
l'operaio lontano dalla città, in campagna, ma nei pressi dello
stabilimento, in modo da poter integrare il salario con i prodotti
della terra. Il villaggio operaio non ha subito nel corso del tempo
modificazioni sostanziali: ultimato nel 1931, vi viene aggiunta la
chiesa nel 1937. L'assetto originario è ancora leggibile,
nonostante le ricostruzioni postbelliche e i continui ammodernamenti.
L'insediamento, oggi, si articola in tre nuclei; negli ultimi decenni,
il villaggio è stato inglobato a nord da un nuovo insediamento,
così da far assumere all'intervento edilizio originario il
carattere di centro storico.
Ponte San Lorenzo
Frazione
che sta conoscendo negli ultimi anni un continuo incremento
demografico, testimoniato dallo sviluppo urbanistico e
dall'attività del centro sportivo. Si può certamente
considerare un moderno centro residenziale. Nei primi anni 90 con
decreto del Sindaco, è stata nominata frazione di Narni.