CHIESA DI SAN GIROLAMO
Le fonti narrano che il
Cardinale Berardo Eroli, tra il 1461 ed il 1471, ottenne il permesso di
edificare un convento da Papa Paolo II nel luogo dove, precedentemente,
c'era un Monastero di monache domenicane, ormai distrutto. Il Pontefice
scrisse al Governatore di Narni, Giovanni Arcivescovo di Conza, ed a
Carlo Giovenale, Priore di Santa Maria in Pensole "che sopprimano in
detto luogo, l'ordine dei predicatori e diano facoltà di
erigervi il convento sotto l'invocazione di San Girolamo per gli
osservanti". Ultimata la costruzione di quel convento, il cardinale
Eroli vi chiamò ad abitarlo i frati Osservanti, i quali,
trovatolo troppo sontuoso per la loro regola, si rifiutarono di
andarvi. Essi abitavano il convento di S. Paolo di Spoleto, pure
costruito da quel cardinale. Questi minacciò quei frati di
cacciarli da Spoleto se non ubbidivano e fu allora che si decisero di
venirlo ad occupare. Nel 1486, il Ghirlandaio dipinse il quadro della
Incoronazione della Vergine. Nel 1527, in seguito all'invasione dei
lanzichenecchi, fu quasi tutta incendiata, e divenne un cumulo di
rovine. Nel 1608, il Padre Cappuccino Piazza da Monferrato dipinse un
quadro nel refettorio del convento rappresentante Cristo servito a
mensa dagli Angeli.
Nel 1728, Giacinto Boccanera
di Leonessa dipinse le Stazioni della Via Crucis (delle 14 originarie
ne sono rimaste 11). Nel 1860, a seguito del "Decreto Pepoli", il
convento di San Girolamo, divenne proprietà comunale.
L'edificio, privato persino del coro, fu acquistato dal conte di
Valbranca. Di rilievo è una magnifica pittura a fresco del '500,
raffigurante S. Francesco nel momento di ricevere le stimmate con la
seguente iscrizione: "Ego enim stigmata Domini Jesu in corpore meo
porto MCCCC die XXVIII septem". Vi è chi la attribuisce a
Benozzo Bozzoli, chi allo Spagna. L'Eroli non esita a crederla opera
del Mezastris fulignate del quale artista crede possa essere anche "una
gentile e molto espressiva dipintura murale", trasportata poi in tela.
Il conte di Valbranca, trasformando la struttura monastica, fece
collocare sulla facciata e sulla parete ovest delle finestre
provenienti dal castello dei principi di Equino di Roccasecca; la
finestra, posta superiormente all'ingresso, si dice fosse appartenuta
all'abitazione di San Tommaso d'Aquino, e sarebbe stata la stessa dalla
quale il Santo fuggì per ritirarsi in convento. La chiesa,
considerata uno dei primi edifici italiani in stile gotico, risulta
essere la struttura più autentica dell'intero complesso.
Il portale, originale,
presenta un disegno agile ed armonico, sopra di esso, un bel rosone
ottocentesco. L'interno della chiesa è ad una sola navata, in
fondo all'abside c'è una grande tela raffigurante San Girolamo.
Non vi sono più gli affreschi di cui la chiesa era ricca,
poichè al tempo dei lavori di restauro, dovendosi demolire la
cappella laterale, fu distaccato l'affresco de Le stimmate di San
Francesco e, riportato su tela, fu trasportato nella sala del Consiglio
Comunale. Il chiostro, le cui linee originali sono quasi scomparse
completamente, presenta al centro il pozzo, alcuni resti di costruzione
antica e le tracce degli archi del porticato.