Chi è online
 1 visitatore online
Benvenuti !!
rand2.gif
Fraporta Store
Sponsor
  • JoomlaWorks Simple Image Rotator
  • JoomlaWorks Simple Image Rotator

GASTRONOMIA NARNESE

La cucina narnese ha sempre mantenuto il suo posto, di grande considerazione, accanto a quello di altre cittadine umbre altrettanto famose per i piatti di tradizione locale. Il turista che ama percorrere quest'Umbria minore ha sempre apprezzato la bontà dei cibi e la singolarità di alcune preparazioni. Singolarità e bontà che sono il pregio e il vanto di una cucina definita abbastanza povera a cui bisogna aggiungere come terzo ingrediente l'amore con cui viene preparata. Le origini della cucina narnese e di quella umbra in generale, bisogna ricercarle nell'economia silvo-pastorale che ha caratterizzato la vita degli abitanti fino al secolo scorso, dediti alla cura dei campi, al taglio dei boschi, all'allevamento del bestiame, alla pastorizia e alla caccia. Da questo vivere in mezzo alla natura, nascono i piatti più caratteristici sia per la mensa quotidiana, sia per le grandi ricorrenze religiose o per le feste familiari.

 

Piatti Tipici

E così, per le feste di Natale ricordiamo i cifolotti dolci o gli gnocchi dolci e soprattutto il "pampepato", un impasto dolce con miele, cacao, cioccolato, frutti canditi, noci, nocciole, mandorle, uvetta, farina e pepe. Che dire della bruschetta, fettina di pane casareccio abbrustolito (da cui deriva il nome) strofinato con aglio e abbondantemente cosparso d'olio di frantoio. E ancora, per antipasto, crostini di milza e fegatini, prosciutto e salumi locali. Asparagi di bosco, funghi e tartufi costituiscono un ingrediente ricercato e di ricco complemento della nostra cucina. Vorremmo ancora presentare un altro piatto povero ma golosissimo, la "panzanella": fette di pane casareccio bagnato con acqua con un condimento di pomodori spezzati, cipolle, basilico, sedano, sale, odore di aceto e abbondante olio extra vergine di oliva. Vi è da ricordare anche il tipico "bocconcello": ciambella salata con anice e olio, preludio a copiose bevute. Poi vi sono le tante paste alimentari come li picchiettini, i maltajati, li strozzapreti ed i manfricoli, dove cambiano solo i nomi e pochissimo le forme: paste che vengono elaborate solo con acqua, sale e farina e condite con sughi cosiddetti "finti", cioè senza carne di manzo ma, a volte, con l'aggiunta di funghi e talora di salsiccia sbriciolata.

Gli gnocchi di patate, conditi con il sugo derivante dalla lunga cottura di anatre, papere o oche, è un cibo invece tradizionalissimo che viene spesso riproposto, in piena estate, sia nei ristoranti che nelle varie feste popolari. La classica pizza al formaggio (o anche dolce) apriva le feste di Pasqua dopo i digiuni della Settimana Santa ed infine, nell'uso quotidiano, gli arrosti, il palombaccio alla leccarda, l'agnello con pilotto e gli spiedi carichi di cacciagione con una buona fettina di pancetta tra un tordo e l'altro. Specialità che ricalcano le tradizioni gastronomiche umbre, sono rispettivamente l'utilizzazione e la trasformazione del maiale nella famosa porchetta: si tratta del maiale cotto nel forno di campagna, e non disossato, come attualmente si tende a fare; e quello che diviene prosciutto, spalle, salsicce e salame. Vi è un'accentuazione del consumo degli animali da cortile dove tra questi primeggia il coniglio, tanto che viene proposto in due modi: in quello cosiddetto "a porchetta", ovvero imbottito di aglio, di lardo e di finocchio selvatico e l'altro, ovvero quello disossato, cioè anch'esso cotto nel forno a legna e ripieno delle sue interiora preventivamente insaporite e cotte in padella assieme a tocchetti di patate. Re dei condimenti è l'olio extra vergine di oliva con i suoi magnifici riflessi dal verde tenue al giallo oro. E di contorno le insalatine di campo con l'aggiunta di rare erbette come la dorosella, gli strigoli e altro ancora. Senza dimenticare gli ottimi vini locali: il ciliegiolo, il verdetto, il bianco Carsulae e il Castello di Albornoz (spumante brut).

 

Riportiamo alcune caratteristiche ricette:

 

DETTI POPOLARI

Lu bonu magnà smòe le ganasce e fa 'ngrassà!
Il buon mangiare allena le mandibole e fa ingrassare!

Omu drittu magna pocu, omo cojone magna gnente!
Uomo saggio mangia poco, uomo minchione mangia niente!

Piscia chiaro e magna forte e non timisci un cavolo la morte!
Orina chiaro e mangia molto e non avrai a temer la morte!

Quillo che se magna con gustu 'n fa mai male!
Ciò che si mangia volentieri non fa mai male!

Pranza prestu e cena a bon'ora!
Pranza presto e cena a buon'ora!

Gnente fa bene pe' l'occhi e male pe' li denti!
Cibo apprezzato dagli occhi, non fa mai male ai denti!

Chi magna l'aju e la cipolla forte, non ha pòra un corno de la morte!
Chi mangia aglio e cipolla forte, se ne fotte della morte!

Non fa male quello che entra pe' la bocca, ma quello che scappa.
Non fa male ciò che entra per la bocca,
ma ciò che dalla bocca esce.

Più erba se magna, più bestia se diventa.
Le verdure non sono cibo da buongustai.

Chi vuol vedere il medicu da la finestra,
beva del vino dopo la minestra.

Chi vuol tenere il medico lontano, beva vino e mangi minestra.

Magna pocu, magna bene e magna spissu.
Mangia poco, bene e spesso.