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SAN GIOVENALE DI NARNI - VESCOVO
3 maggio

San GiovenaleNel quarto secolo dopo Cristo, la città di Narnia, già Municipium romano, in Umbria, è unita alla Tuscia e, insieme, forma la grande provincia della Etruria. Essendo compresa all'interno delle 100 miglia da Roma, Narni dipende direttamente dall'ammini- strazione dell'Urbe, sotto la giurisdizione di un correttore. La situazione religiosa della città attorno al quarto secolo è ancora confusa: molti culti pagani (di radice romana e locali, tra cui il più noto quello al Dio Visidiano, accanto alla dedizione alla ninfa Feronia) sopravvivono accanto al crescente cristianesimo.

Alcuni tentativi di affermare il cristianesimo a Narni furono già fatti nel corso del terzo secolo, ma la particolarità della situazione narnese non sfugge ai cronisti dell'epoca: già lo storico romano Tertulliano aveva descritto, nella sua opera "Apologeticum", la città di Narnia come esempio di quei luoghi ancora impermeabili al Cristianesimo. Solo nel quarto secolo, il Pontefice Damaso I consacrò a Vescovo di Narni il dottore, di pelle scura, cartaginese (proprio come Tertulliano) Giovenale, nell'anno 369. Sembra che Giovenale si accasò all'interno delle mura romane, secondo la tradizione, nei pressi dell'attuale Cattedrale a lui dedicata, all'inizio di Via Garibaldi. Qui iniziò a predicare il Vangelo, sembra con molte difficoltà, visto che più tardi verrà spesso descritto come "martire". Riuscì comunque a fare proseliti e fondò la prima Chiesa cristiana nella parte bassa della città, presso le mura, dedicandola al suo predecessore, poi Vescovo e patrono di Terni, S. Valentino.

A S. Giovenale sono attribuiti alcuni miracoli, tra cui la morte di un pagano che voleva ucciderlo e che invece fu trafitto dalla sua stessa lancia. Narrano alcune cronache narnesi che, nel 374, Narni fu assediata dal popolo dei Carpi, proveniente dalle regioni germaniche (che ancora oggi sono chiamate della Carpazia, presso il Danubio) che, dopo aver assaltato Terni, vollero spingersi verso Roma e quindi assediarono le mura di Narni. S. Giovenale, però, intercesse con Dio ed una pioggia di fulmini e pietre ricacciò indietro i barbari salvando la città. In questo caso però la storia deve molto alla leggenda, poiché il popolo di Carpi appare diverse volte ad assediare Narni, già nel terzo secolo, essendo poi sterminati dai Romani attorno al 279 d.C. L'attribuzione a S. Giovenale di questo miracolo è invece probabilmente da collegare alla sua futura posizione di "Defensor Civitatis", ovvero Patrono religioso e difensore spirituale e militare del comune, quasi a voler creare dei presupposti miracolosi a giustificare questa scelta. I suoi miracoli, però, non si esauriscono all'interno delle mura cittadine: si narra, infatti, di 40 naviganti a lui devoti che lo pregarono nel mezzo di una tempesta e questi fece miracolosamente placare il mare, per cui Giovenale si erge anche a protettore dei naviganti. E' abbastanza curioso che proprio questo episodio sia stato poi raffigurato in alcuni tra i più antichi affreschi all'interno della Cattedrale di Narni, insieme alla storia del trafugamento del suo corpo ed il trasporto delle reliquie a Lucca.

Giovenale muore (martirizzato secondo alcuni, ma la palma del martirio, attributo classico di tali santi, non appare spesso nelle sue raffigurazioni medievali) nel 376, secondo la tradizione, non è certo se nel giorno 3 Maggio o 7 Agosto; infatti, viene celebrato nel Medioevo in entrambe le date. Il codice Bernense del Martirologio Geronimiano lo ricorda il 3 maggio, unito ai tre martiri della Via Nomentana Evenzio, Alessandro e Teodulo. S. Gregorio Magno nei Dialoghi (IV, 12) e nelle Homiliae in Evangelium, ricorda un vescovo di Narni, di nome Giovenale, qualificandolo martire. Ma il Lanzoni osserva che questo pontefice dà il titolo di martire anche a vescovi che non morirono per la fede. Lo stesso Gregorio ricorda il sepolcro di Giovenale esistente sempre a Narni. I Martirologi di Floro e di Adone lo menzionano con questa indicazione: «Natale sancti Juvenalis episcopi et confessoris».

Nel Sacramentario Gelasiano, al 3 maggio vi è una preghiera in onore del santo. Di Giovenale esiste, inoltre, una «Vita» scritta dopo il secolo VII di scarso valore storico, secondo cui, egli era di origine africana e, ordinato da papa Damaso I, fu il primo Vescovo di Narni. Sempre secondo questa «Vita», fu sepolto alla Porta Superiore della città sulla Via Flaminia, il 7 agosto, pur celebrandosene, come si è detto, la festa il 3 maggio. L'agiografo non gli dà il titolo di martire, ma quello di confessore. Il sepolcro di Giovenale, su cui fu costruito un oratorio attribuito al suo successore Massimo, fu molto onorato nell'antichità e si conserva tuttora nella Cattedrale di Narni. L'iscrizione non è antica, forse è contemporanea alla «Vita». L'autore della Vita di papa Virgilio (537-555), nel Liber Pontificalis, ci dà notizia di un monastero che Belisario fondò presso Orte dedicandolo a Giovenale.

Nel IX secolo, il corpo di Giovenale fu trafugato insieme con quello dei santi Cassio e Fausta e trasportato a Lucca, ma in seguito fu restituito a Narni. A Narni, San Giovenale è venerato come primo Vescovo di questa città e il suo emblema è il bastone pastorale. Sul luogo della sua sepoltura è sorto un primo tempio chiamato "cella memoriae" e quindi il Duomo.