LA STORIA DELLA CORSA
Precedentemente alla prima edizione moderna del 1969, ci furono due edizioni differenti della stessa. Grazie alla volontà di Monsignor Mario Maurizi, vicario della Diocesi di Narni, si svolsero due edizioni, negli anni 1948 e 1949 con l'intento di rispolverare, sulla base di una rilettura degli "Statuta Illustrissimae Civitatis Narniae" del 1371, la vetusta usanza di correre un palio in occasione della festa del Patrono. Il sacerdote organizzò questa rievocazione, validamente confortato da un altro illustre concittadino, Giuseppe Collosi, che fornì gli strumenti critici adatti alla rilettura di una pagina di storia narnese, altrimenti poco nota al pubblico. L'aspetto religioso si estrinsecava attraverso alcune cerimonie, la più importante delle quali era una grande processione che riuniva autorità civili ed ecclesiastiche. Questa si svolgeva la sera della vigilia e si concludeva con una offerta di ceri da parte dei castelli, delle corporazioni, degli ufficiali della città e del Vicario, delle confraternite, delle parrocchie e di tutta la popolazione. La "luminaria" avveniva sotto lo spiegamento dei gonfaloni, accompagnata dai canti religiosi delle confraternite e dal suono degli strumenti musicali.
La tradizione della consegna dei ceri è attestata sin dalla seconda metà del Duecento: tutti i castelli annessi o conquistati erano obbligati a donarne, insieme al pagamento pubblico di un "focatico", uno di peso prestabilito. Tre giorni prima della festa del patrono, il "Dominus Vicarius" faceva leggere il "Bando" con il quale si invitavano i giovani dei Terzieri cittadini a gareggiare per la Corsa del Palio e la Corsa all'Anello d'argento e tutto il popolo a festeggiare in onore di San Giovenale.
Poche testimonianze restano purtroppo di quella doppia occasione, senza seguito fino alla definitiva ripresa del 1969, se non alcune foto che ritraggono il cavaliere Lanciotto Boccali, con la lancia, che si appresta ad infilare un anello, sullo sfondo di un campo sportivo (verosimilmente già il S. Girolamo). Questo personaggio tornerà anche nelle prime edizioni della corsa moderna, quale rappresentante dei pochissimi cavalieri narnesi, in una corsa predominata dall'inevitabile, per la poca esperienza locale, ingaggio degli "stranieri". Interessante, quale testimonianza grafica di una delle edizioni in questione, resta una sorta di diploma artistico, opera del Prof. Castellani, che venne consegnato al vincitore della corsa del 1949, Aurelio Bernardi, cavaliere della scuderia Cipiccia. Notevole è l'immagine del cavaliere raffigurato nel dipinto, abbigliato con abiti più rinascimentali che medievali, il quale impugna una lancia a mo' di giavellotto, nell'atto di infilzare un anello pendente da una corda. Altro curioso elemento è anche la presenza, sullo stesso diploma dipinto, di tre stemmi, la prima raffigurazione simbolica dei terzieri cittadini: al lato del cavaliere appaiono, infatti, tre stendardi che raffigurano il terziere di Mezule (vessillo bianco con rocca in primo piano), Fraporta (vessillo rosso con effigie del Palazzo dei Priori), e S. Maria (vessillo azzurro con la sagoma del Ponte d'Augusto in primo piano).
La domenica del 4 Maggio 1969 è, invece, il giorno della prima Corsa all'Anello moderna, preceduta però da altri tre giorni di festeggiamenti, tra cui la prima uscita pubblica del banditore dal palazzo comunale, il giorno Primo Maggio, debitamente a cavallo, con accompagnamento di alcuni tamburini locali, il quale legge, tra lo stupore e l'interesse degli spettatori in piazza, il primo ed unico, immutato nel tempo, Bando della Corsa: le ormai famose parole "Madonne, cavalieri et lo populo tucto..." echeggiano per la prima volta in piazza.
Il primo banditore a leggere il testo scritto dal giovane Piero Piersanti è Francesco Bussetti, poi seguito dal Prof. Umberto Corradi e da altri ancora. I giorni 2 e 3 Maggio prevedono altri appuntamenti rievocativi che, lentamente ma con decisione, iniziano a catalizzare l'attenzione dei narnesi: la sera del 2 Maggio è dedicata alla celebrazione del "Te Deum" in Cattedrale, mentre il giorno di S. Giovenale (Sabato 3 Maggio) si divide in due parti: la rituale messa con processione in onore del Patrono e la prevista inaugurazione dei locali di S. Domenico, con consegna delle onorificenze al prefetto ed al Prof. Castellani. La seconda parte della giornata prevede, invece, il primo corteo storico notturno, a cui partecipano i nove cavalieri e rispettive dame, armigeri e valletti, accompagnati dal curioso e catalizzante suono dei tamburi. Domenica 4 Maggio vede il clou della prima edizione della Corsa moderna, con un pranzo ufficiale presso l'Albergo dell'Angelo e la partenza del corteo in direzione del campo di gara, lo stadio S. Girolamo, con l'apporto degli spettacolari sbandieratori di Ascoli Piceno. L'ingresso al campo è ad offerta libera.
Ben cinque cavalieri folignati aderiscono alla prima edizione della manifestazione, vale a dire Ciancaleoni, Giusti, Formica, Cruciani, Laureti e Villa. Il buon nome dell'equitazione locale viene invece affidato ai narnesi Lanciotto Boccali (unico reduce dell'esperienza del 1948) per il Terziere S. Maria, Angelo Valle per Mezule e Giulio Valli per Fraporta. La giuria al campo è presieduta dal Dott. Elvio Daniele, mentre il vice sindaco di Foligno, Stefano Ponti, si impegna ad informare debitamente il pubblico circa le origini, l'evoluzione e lo svolgimento della gara che, al termine della giornata, risulta ad appannaggio del Terziere Mezule, con l'entusiasmo dei primi contradaioli della parte di sopra, giustamente orgogliosi dei propri colori. La giornata memorabile ha termine in Piazza dei Priori, dove la buona riuscita della manifestazione viene festeggiata con un generale banchetto a base di porchetta e vino, gentilmente offerti dal conte Mancinelli, atto precursore e profetico della nascita delle taverne, o meglio "Hostarie" dei tre terzieri.
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